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Come viene gestito il patrimonio

 

Per proteggere l'investitore da pericolose operazioni da parte del gestore del fondo esistono numerose limitazioni per quanto riguarda l'operatività. E' vietato dunque investire il fondo in titoli azionari emessi dalla stessa società di gestione e se ne capisce facilmente il motivo: evitare che il fondo diventi fonte di finanziamento per la società che lo amministra e che invece deve tenere il patrimonio ben separato da quello dei sottoscrittori. E' vietato poi vendere valori mobiliari allo scoperto, ovvero giocare in Borsa scommettendo sul ribasso del listino, un'operazione da alto rischio. Il gestore non può speculare sui metalli preziosi e nemmeno sui certificati che li rappresentano. Infine la società di gestione non può fare operazioni di riporto finanziario attivo, cioè prestare soldi al altri operatori, assumendo in cambio pacchetti di titoli.

 

 

Diversificazione dei rischi

 

La legge prevede anche tutta una serie di limiti agli investimenti di un fondo comune, con l'obbiettivo di favorire una sana diversificazione dei rischi, così il gestore non può concentrare i rischi delle sue attività su uno stesso emittente. In generale non può impiegare più del 5% del patrimonio del fondo in valori mobiliari di uno stesso emittente, per esempio azioni della Fiat o Obbligazioni dell'Istituto Intesa San Paolo. e' chiaro che se il patrimonio fosse investito al 50% nei titoli di una stesa società e se questa società fosse travolta da una crisi di mercato, ecco che l'equilibrio e la buona salute del fondo sarebbero gravemente compromessi.

Il 5% è tassativo per l'investimento in titoli non quotati di uno stesso emittente; viene invece elevato in altri casi particolari. Il fondo può investire fino al 10% delle proprie attività in titoli di uno stesso emittente, se in tutto non investe in questo modo più del 40% del proprio patrimonio. Il limite sale anche fino al 15% se l'investimento è in titoli mobiliari garantiti da uno Stato aderente all' Ocse e fino al 35% se i titoli sono emessi direttamente da uno Stato aderente all'Ocse  o da organismi internazionali di carattere pubblico di cui facciano parte uno o più paesi dell'Unione Europea. Se invece si tratta di obbligazioni emesse da una banca, con le garanzie prescritte dalla Banca d'Italia, il fondo può investirci fino al 25% delle proprie attività.

 

 

 

Fondi di Fondi

 

Per i gestori dei fondi è possibile anche investire anche in quote di altri fondi, sia fondi aperti sia fondi chiusi, a patto però che la politica di gestione di questi fondi sia compatibile con quella del fondo che li deve inglobare. L'operazione può essere interessante, per il gestore, quando riguarda prodotti molto specializzati. Se per esempio ha deciso di investire una piccola parte del patrimonio del fondo nelle Borse dell'Estremo Oriente, ma non vuole sobbarcarsi i costi dell'analisi  in proprio e della selezione dei titoli, può semplicemente sottoscrivere un fondo specializzato in quell'area, che ha già dato una buona prova del proprio andamento.

Anche qui ci sono dei limiti: per le quote dei fondi chiusi valgono quelli già elencati a proposito dei normali valori mobiliari; per i fondi aperti, le loro quote non possono rappresentare più del 5% del patrimonio del fondo. Questa estrema prudenza è dettata dall'esperienza del passato, quando alcune colossali truffe ai danni dei risparmiatori sono state organizzate proprio con i fondo di fondi: la stessa società continuava a sfornare prodotti, ognuno che investiva nelle attività dell'altro, generando commissioni su commissioni a beneficio solo dei promotori. In poche parole se un fondo investe in quote di un altro fondo, che a sua volta  è investito in quote di altri fondi, tutti della stessa società di gestione, e se a ogni passaggio la società di gestione incamera le spese di sottoscrizione, il risparmiatore che è cliente del fondo in cima alla piramide si ritrova a pagare tra volte la stessa cosa.

 

 

 

Conflitti di Interesse

 

Purtroppo in Italia non esistono quasi per niente gruppi indipendenti che siano impegnati esclusivamente nel business del risparmio gestito; una realtà che invece all'estero è molto sviluppata.

Alcune società di gestione italiane hanno un azionariato molto diffuso e quindi non dovrebbero essere condizionate dagli interessi di nessuno dei soci. Ma di solito le società di gestione italiane sono promosse da gruppi finanziari, che hanno mille altre attività parallele: come merchant bank (banche d'affari), oppure possono essere impegnate nel collocamento sul mercato di titoli azionari e obbligazioni, titoli che possono interessare o no anche i fondi comuni. Ci sono poi altre società di gestione che fanno parte di gruppi assicurativi bancari e industriali. A questo punto possono sorgere seri conflitti di interesse. Il gruppo Fiat, per esempio, è presente in Borsa con oltre 20 titoli quotati e inoltre controlla la società di gestione di fondi comuni Primagest. Ora, come si comportano i fondi comuni di quest'ultima verso i titoli del gruppo di appartenenza?  In un caso in cui il titoli cala in borsa potrebbero comprare azioni per sostenere i titoli del gruppo, a discapito degli investitori dei fondi.

Garanzie assolute non ce ne sono. Ma la legge pone dei limiti agli inevitabili conflitti di interesse. Per quanto riguarda le operazioni di collocamento o distribuzione di valori mobiliari da parte del gruppo di appartenenza della società di gestione, i fondi di quest'ultima non possono sottoscrivere più del 40% dell'ammontare dell'impegno preso dalla casa madre. Per quanto riguarda l'investimento diretto di un fondo nei titoli della società del gruppo di appartenenza, non deve superare il 15% del patrimonio del fondo. Il limite è elevato al 25% se le società del gruppo operano in almeno due diversi settori produttivi. Questi limiti si incrociano con un ultimo, riguardante i conflitti di interesse: ogni fondo on può comprare più del 2% di una società che fa parte del gruppo di controllo.

 

 

 

 

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