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Il
fondo
comune è l'unico prodotto finanziario, in Italia, che
non ha mai fatto crac dal suo debutto sul mercato ad
oggi. Mentre hanno fatto crac società fiduciarie, gruppi
finanziari più o meno autorizzati alla raccolta e
gestione del risparmio, perfino banche e diverse sim
8societù di intermediazione mobiliari.
Un motivo
c'è per cui un gestore di fondi non può scappare con la
cassa e non può nemmeno manipolare il rendiconto di
quello che c'è in cassa. Il fatto è che il patrimonio
del fondo comune è rigidamente separato da quello della
società di gestione: da una parte ci sono i quattrini
che fanno funzionare la società e che provengono dai
suoi azionisti e dai profitti che la società ottiene
dalla gestione del fondo stesso; dall'altra parte ci
sono i soldi dei risparmiatori che hanno sottoscritto le
quote del fondo e che costituiscono appunto il suo
patrimonio.
Il
patrimonio del fondo è di proprietà esclusiva dei
sottoscrittori e per difenderlo da qualsiasi minaccia,
la legge impone che venga custodito non dalla società di
gestione, ma da un istituto di credito appositamente
designato, la banca depositaria.
La
Banca Depositaria
La
funzione della banca depositaria è molto delicata per la
vita di un fondo. Due i suoi compiti principali:
custodire il patrimonio del fondo e controllare che
venga gestito nel rispetto della legge.
Nei suoi
forzieri sono dunque materialmente depositati tutti i
titoli e la liquidità del fondo; e comunque sono sotto
la sua responsabilità le
azioni che devono invece
passare attraverso la Montetitoli. La banca depositaria
deve così anche eseguire gli ordini di movimento dei
valori del fondo impartiti dal gestore, per esempio la
compravendita di titoli azionari in Borsa.
Il secondo
compito della banca depositaria, quello di controllo, è
il più importante. Si tratta infatti di controllare,
quotidianamente, che le operazioni fatte dal gestore sul
patrimonio del fondo siano corrette, conformi alla legge
e in particolare ai limiti fissati per gli investimenti.
La banca
depositaria può essere scelta liberamente dalla società
di gestione. Può essere addirittura la stessa banca che
controlla la società di gestione e che ne colloca i
prodotti, ma che non ha alcun interesse a non svolgere
il proprio ruolo di controllo, perchè ne risponde
direttamente alla Banca d'Italia, la massima autorità
monetaria e di vigilanza sulla stabilità degli operatori
finanziari.
La
Banca d'Italia
La banca
d'Italia controlla se il team di analisti e gestori
della società sia adeguato alla massa patrimonio dei
fondi amministrati. Un conto infatti è una piccola
società de gestione, che amministra poche decine di
milioni, per i quali può bastare anche un solo buon
gestore. Tutt'altra cosa è una grande società, da cui
dipendono migliaia di milioni di risparmi. In questo
caso la società deve per forza dotarsi di una propria
banca dati, un proprio ufficio studi, un proprio team di
specialisti sui diversi mercati finanziari e fornire
così ai clienti un servizio degno della fiducia che le
hanno accordato.
Un'altro
modo con cui la Banca d'Italia controlla la buona salute
delle società di gestione è l'analisi dei loro bilanci
semestrale e annuali, che vanno redatti secondo un
preciso schema, da cui emerge con chiarezza la struttura
dei profitti e delle perdite caratteristiche di questo
tipo di soggetti finanziari.
Dalla
Banca d'Italia dipende poi l'approvazione del
regolamento di ogni singolo fondo comune. Per lanciare
un nuovo prodotto, infatti, la società di gestione deve
prima ottenere l'assenso generico del ministero del
Tesoro, poi deve sottoporre all'attenzione di Bankitalia
il regolamento del nuovo fondo, che specifica il suo
indirizzo di investimento, i suoi costi, le modalità di
offerta al pubblico e così via. La terza fase dell'iter
di autorizzazione coinvolge la Consob.
Alla Banca
d'Italia, infine, la legge delega il compito di fissare
i
limiti agli investimenti di tutti
i fondi; limiti che possono cambiare a
seconda della politica delle autorità monetarie.
La Consob
La Consob
è l'organismo pubblico che vigila sulla trasparenza del
mercato mobiliare italiano, a partire dalla Borsa.
La sigla
infatti sta per Commissione Nazionale per le Società e
la Borsa. Nata 20 anni fa per occuparsi solo della Borsa
e delle società che vi sono quotate, i suoi compiti si
sono via via allargati fino a comprendere il controllo
di come i diversi operatori finanziari offrono i loro
prodotti al pubblico e come informano il pubblico sulle
caratteristiche e i rischi di questi prodotti.
Nel caso
dei Fondi Comuni, la Consob ha il compito di controllare
la completezza e chiarezza dei relativi prospetti
informativi. L'esame, però, è solo formale e deve
verificare solo che le caratteristiche del fondo
illustrate nel prospetto non volino le disposizioni di
legge. E' responsabilità di chi stende il prospetto
invece, la corrispondenza di quanto dichiarato sulla
carta con la realtà dei fatti.
Superando
questo esame formale, il prospetto informativo di ogni
nuovo fondo viene "depositato" negli archivi della
Consob, che non si limita però a questa funzione, nei
confronti del sistema-fondi. Si occupa infatti anche
della correttezza con cui i promotori del fondo lo
propongono al pubblico e lo vendono.
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