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Esistono
diverse strategie operative che combinano un’opzione con
l’azione sottostante. Nella figura sottostante sono
riportati i profitti e le perdite su queste strategie.

IMMAGINE a:
Il
portafoglio è composto da una posizione lunga su
un’azione e da una posizione corta su una call. La
strategia d’investimento rappresentata da questo
portafoglio è detta “vendita di una call coperta”. In
questo caso si tende a minimizzare il rischio di perdere
limitando però il profitto. Ad esempio simuliamo di
comprare a marzo 100 azioni FIAT a 18 € per un
controvalore di 1800€, ci aspettiamo che per maggio il
prezzo raggiunga i 20 €, quindi vendiamo 100 opzioni
call su fiat con scadenza a maggio, il loro prezzo è
0,23 che moltiplicato x 100 da il controvalore di 23€,
che incassiamo, vediamo ora cosa accadrà alla scadenza
delle opzioni.
Scadenza opzione “at the money”:
Il prezzo
delle FIAT a maggio raggiunge 20 € quindi l’opzione
scadrà “at the money” noi guadagneremo 2 euro per azione
(20-18) quindi 200 € + 23 € del premio delle 100 opzioni
che non verranno esercitate dall’acquirente per un
guadagno totale di 223€.
Scadenza opzione “in the money”:
Il prezzo
del sottostante a maggio supera la nostra previsione e
sale a 22 €, in questo caso noi venderemo le nostre fiat
a 20€ ciascuna a colui o coloro che avevano acquistato
le nostre opzioni guadagnando così 200 € (2 euro a
azione) + 23€ del premio delle opzioni per un totale di
223€: Avremmo guadagnato di più se non avessimo venduto
le call, infatti avremmo venduto a 25€ con un guadagno
di (22-18=4€ x 100) 400 €.
Scadenza opzione “out of the money” con prezzo finale
del sottostante maggiore del prezzo di carico.
Supponiamo
ora che le fiat alla scadenza delle opzioni valgano 19€
più del prezzo a cui le avevamo in carico (18), ma meno
del prezzo di strike dell’opzioni (20), incassiamo
quindi 1 euro azione per un controvalore totale di 100
euro + i 23 euro delle opzioni che non saranno
esercitate.
Scadenza opzione “out of the money” con prezzo finale
del sottostante minore del prezzo di carico.
In questo
caso ci troviamo di fronte a una perdita, le fiat
anziché salire a 20 sono scese a 16. Perdiamo 2€ ad
azione (18-16) quindi 200 euro totali però abbiamo
incassato i 23€ del premio delle opzioni che avevamo
venduto quindi -177€. Avremmo però potuto minimizzare
ulteriormente le perdite vendendo le azioni appena sotto
il valore di carico, ad esempio 17.80 (-1%) così avremmo
perso 2€ per ogni azione quindi 23€ e guadagnato 23€
euro dal premio delle opzioni per una perdita totale a
0€. Se però subito dopo la vendita le azioni risalissero
a 18€ dovremmo ricomprarle perchè se a maggio le FIAT
superassero i 20€ noi dovremmo rivendere a 20€.
Questo
sistema ci permette di ridurre notevolmente le perdite
fino ad azzerarle, ovviamente questa riduzione del
rischio ci porta a una riduzione anche del profitto che
è limitato al prezzo di strike dell’opzione meno il
prezzo di carico più il premio dell’opzione quindi, come
nell’esempio sopra, strike:20-prezzo di carico:
18-premio: 0.20 totale profitto massimo: 20-18+0.20=
2.20€ ad azione. Non sembrerebbe molto vantaggioso se
non approfondito bene l’argomento. Al posto di 100
azioni supponiamo di acquistare 10 000 azioni per un
controvalore di 180 000€. Nel primo caso il guadagno
sarebbe di 22 300€, nel secondo caso sempre 22 300 €,
nel terzo caso 12 300 € e nell’ultimo caso perdita circa
0. Questo metodo ci permette quindi di poter amplificare
i guadagni investendo di più, molti broker permettono la
marginazione fino al 5%, perciò si deve investire il 5%
e il resto lo mette la banca quindi con 5000€ si va a
investire per un controvalore di 100 000€.
IMMAGINE
c:
Lo stesso
discorso può essere fatto con l’acquisto di azioni e
l’acquisto di puts (figura c) anziché la vendita di
calls in questo caso si dice acquisto di una put
difensiva. In questo caso se noi compriamo le solite 100
FIAT a 18 euro per un totale di 1800 e compriamo 100
putss con strike a 18 con scadenza sempre a maggio che
costano 0.75€ per un totale di 75€. In questo caso
fissiamo la perdita a 75€, ma non fissiamo il guadagno
che è virtualmente illimitato. Perché nel caso in cui il
prezzo sale oltre i 18 abbiamo un guadagno da parte
delle nostre azione, ma perderemo il premio delle azioni
cioè 90€, se viceversa il prezzo scende sotto i 18 noi
venderemo le nostre azioni a 18 realizzando una perdita
0 sulle opzioni, ma perderemo i 90€ del premio pagato
per le opzioni. Fissando la perdita diminuiamo però i
guadagni di 75 €, quindi inizieremo a guadagnare se
l’azione supera i 18.75 €, l’azione deve fare più del 4%
entro maggio per iniziare a guadagnare. Le puts svolgono
un ruolo di assicurazione, si può usare questo metodo
quando si pensa ha dei motivi di salirà notevole per i
prossimi due mesi, ma la situazione globale del mercato
è a rischio o in situazioni di alta volatilità, perciò
se la caduta del mercato non si realizza e il mercato
prosegue senza problemi noi avremmo ridotto del 4% i
nostri guadagni, nel caso però del crollo del mercato
noi siamo protetti dalle puts e quindi usciremo perdendo
solo i 75€ del premio delle puts.
IMMAGINE
b:
Un’altra
strategia è vendere allo scoperto le azione e comprare
calls, è l’esatto opposto di comprare azioni e puts,
solo che in questo caso puntiamo al ribasso e le calls
funzionano da assicurazione. Vendiamo 100 FIAT,
incassiamo (18x100) 1 800€, compriamo 100 call scadenza
a maggio strike 18 che costano 0.75 per un totale di
75€. Se il prezzo scende a 16 noi compriamo le azioni a
16 con un guadagno di 2 € ad azione, per un guadagno su
100 azioni di 200€ - 75€ del premio delle 100 opzioni,
guadagno totale di 135 €, se l’azione viceversa sale noi
venderemo le nostre 100 FIAT all’acquirente delle calls
ad un prezzo paria 18€ perdendo solo il premo
dell’opzione.
IMMAGINE
d:
E’
l’esatto opposto della figura A. Prendiamo una
posizione corta su azioni e su puts, in questo caso
speriamo che il mercato scende con le stesse conseguenze
della figura A, limitiamo il guadagno al valore di
strike della puts - valore sottostante + prezzo della
puts.
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